L’incarico.
1. Inizio
(Prompt 001)
Ad ogni decollo ed atterraggio, quando l’aereo si inclina troppo, Vic Vega si prepara incosciamente allo schianto.
Tiene sempre una mano sul gancio della cintura di sicurezza, nella pia illusione di poterla slacciare prima che si inceppi a causa della forza della pressione.
L’altra mano è rigorosamente posta sul paralizzatore elettrico.
Una volta ha letto di un tale che ne ha quasi ammazzato un altro nel tentativo di salvarsi dall’imminente incidente ferroviario. Quando gli chiesero perché mai avesse agito in quel modo, il tizio gli aveva risposto che pensava che il corpo dell’uomo potesse fargli da scudo durante l’urto.
Si chiama istinto di sopravvivenza, e quello di Vic gli suggerisce di tenere questi pazzi bastardi lontani da lui con la sua Colt Python, tuttavia, le norme per la sicurezza aeroportuale glielo impediscono e lui si accontenta di quell’aggeggio di plastica.
Ma Vic ha tutta una serie di altri rituali che segue alla lettera prima di ogni viaggio di lavoro.
Non prende mai biglietti con posti segnati in coda all’aereo o nel mezzo.
È statisticamente provato che durante gli incidenti la sezione di coda è la prima a staccarsi, c'è perciò il novanta percento in meno di possibilità di cavarsela e questo senza contare lo scoppio del motore. Anche la sezione centrale ha un alto tasso di mortalità, quindi, per stare sicuri, prendete un biglietto vicino alla cabina di pilotaggio: nei film sono sempre quelli che atterrano su qualche isoletta sperduta.
Spegne sempre il cellulare – lo fa molto prima che arrivi all’aeroporto, tanto per essere sicuro – e controlla che nessuno dei passeggeri non assolva al suo compito.
La croce di ogni passeggero come Vic sono i tipi che ti siedono accanto, e che si dividono in due categorie: quelli troppo rilassati che sproloquiano per ore sulle partite di football, e quelli talmente ansiosi che ti fanno montare il panico solo perché hanno sentito uno strano rumorino.
In entrambi i casi a Vic viene voglia di puntargli la canna della sua Colt alla tempia ma, siccome non può, ecco un’altra strategia che usa durante i suoi viaggi: compra due biglietti con numerazione contigua.
La morte è stata la sua compagnia per tutta la vita, non dovrebbe temerla così.
Qualche psicologo zelante potrebbe pensare che il mestiere del Killer esorcizzi questa paura. Vic gli pianterebbe una pallottola in testa e basta; non perderebbe nemmeno tempo a giocare con lui.
Mancano dieci minuti all’atterraggio a Willow run, e Vic prende la decisione che per il futuro accetterà solo incarichi che distano da New York un pieno di benzina.
Quello del killer free lance non è mestiere per lui.
Avrebbe dovuto fare come suo fratello Vincent e trovarsi qualche ricco Boss della mala per cui lavorare; anche se i suoi lavori prendono sempre uno zero in più rispetto a quelli del fratellino.
Atterra all’aeroporto di Willow run alle diciannove e cinquanta, ed il suo taxi già lo aspetta fuori.
Durante il tragitto fino all’albergo si sorbisce i tentativi del tassista di fare conversazione, ma lo ignora chiamando in causa tutta la pazienza di cui dispone.
Alla reception gli consegnano le chiavi della stanza e un busta che apre in camera, dopo aver dato la mancia all’inserviente che gli ha portato la valigia.
Dentro alla busta c’è la foto di una tipa: giovane, sui trentacinque anni, snella, bella presenza, porta un vestito rosso piuttosto scollato ed è seduta in compagnia di un uomo, voltato di spalle, al tavolo di un bar.
L’inizio di ogni amore è sempre uguale: la prima cosa che colpisce è il corpo. E la donna che Vic deve liquidare ha un corpo di quelli che ti fanno impazzire, talmente tanto da violare una delle regole fondamentali dei killer, ovvero, mai domandarsi cosa abbia combinato l’incarico per farsi piazzare una pallottola in corpo.
Si sdraia sul letto ed osserva la fotografia.
Deve prendere confidenza con il volto della donna così da scoprirne le debolezze e le forze, ma la sua attenzione è risucchiata dalla linea affusolata della mano della donna che si chiude sul bicchiere. Non ha mai visto mani così belle chiudersi con tanto garbo attorno ad un semplice pezzo di vetro.
Più su, la sua bocca rossa ride maliziosa all’uomo di spalle mentre una mano scompare a ravvivare i capelli rossi, che brillano alla luce di cellulosa della foto.
Vic passa un dito sulla mano della donna e il telefono squilla.
All’altro capo della cornetta, il tizio degli incarichi gli dà il benvenuto a Detroit.
“Hai fatto buon viaggio, Vic?”
“No.”
“Cerca di riposare. Domani ti spedisco il resto del materiale.”
Vorrebbe chiedere cosa ha fatto la donna nella foto, ma sa che la curiosità è un peccato nel suo mestiere.
“D’accordo.”
Prima o poi tutti moriamo.
Chiama la reception e si fa portare in camera un quotidiano. Nella sezione degli annunci si possono trovare le inserzioni più bizzarre: Vic sceglie quella della giovane venezuelana suonatrice di violini.
Passa la restante mezz’ora ad osservare la foto della donna in rosso, aspettando che la puttana suonatrice arrivi.
“In fondo, tesoro, noi due ancora non ci conosciamo. Questo non può considerarsi tradimento.” Quando bussano alla porta, Vic bacia la bocca rossa della donna e mormora, “A presto.”
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